Modellismo Navale Statico e Hobby: PRESEPI
Modellismo e Hobby di vario genere
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PRESEPI - Opere e testi di Luciano L. Ertico
A lato: In ogni hobby... come nella vita... ci vuole pazienza
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Ho iniziato a fare il PRESEPEquando ero molto piccolo e a fianco di mio padre – che all’operazione natalizia coinvolgeva tutta la famiglia – andavo nella campagna circostante a trovare alberelli, muschio e sassi.

I pastori erano rigorosamente di gesso e i re Magi erano di due tipi: quelli a cavallo più piccoli, e quelli appiedati e in ginocchio più grandi. I piccoli si mettevano in fondo al presepe in uno scenario che più o meno voleva rappresentare il deserto o la montagna. Chissà perché i re Magi a cavallo a casa non potevano mai andare in una pianura normale, come quelle che si vedono dalle nostre parti. I Magi più grandi mio padre li andava a piazzare davanti alla grotta della Natività la notte prima dell’Epifania, aspettando sempre che tutti i figli dormissero già. Ricordo ancora le raccomandazioni della mamma che verso le otto della sera ci diceva: andate a dormire bambini perché stanotte arriva la Befana! Per quelli che non si decidevano a fare questo passo provvedeva lei direttamente a ficcarli di forza nel letto, col bacio della buona notte in fronte.

Non c’erano le lucine che oggi si vendono in serie, a volte fanno tic-tac tic-tac tic-tac e in qualche caso mandano anche la musica natalizia.

Ci arrangiavamo con qualche candela e con l’unica lampadina, fioca per giunta, della stanza.

Fra noi fratelli c’era sempre il furbetto che arricchiva l’impianto scenico con la bambolina, col turacciolo, o con altre fregnacce; addirittura spostavano i pastori rispetto al posto iniziale ma io me ne accorgevo subito e ripristinavo ogni cosa magari dopo qualche battibecco. Qualcuno scriveva pure la letterina a Gesù senza, ovviamente, ricevere risposta scritta.

Tra il 24 e il 25 dicembre aspettavamo con ansia lo scoccare della mezzanotte che era annunciato sempre dal rintocco delle campane e dallo sparo di petardi nella vicina stazione ferroviaria. Tutti avevamo in mano una candelina affettuosamente chiamata “stella filante”, e ne aspettavamo la fine per baciare Gesù bambino, fare il segno della croce, dire una preghiera e filare a letto.

La mattina dopo la stanza puzzava ancora di zolfo e qualcuno mostrava una bruciatura al dito.

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In basso: Angolo della costa di Plougrescant (Bretagna)

 

Poi, il tempo ci ha consentito di andare ciascuno per la propria strada ed io ho continuato sempre a costruire il presepe a Natale per la mia gioia e in qualche caso per quella di qualche nipote di passaggio.
 

Le mani all'opera...

Poi, il tempo ci ha consentito di andare ciascuno per la propria strada ed io ho continuato sempre a costruire il presepe a Natale per la mia gioia e in qualche caso per quella di qualche nipote di passaggio.

Era un modo di vivere la festa nel rispetto delle tradizioni. Il presepe ha cominciato a trovare nuova vita sui mobili e sui tavolini, arricchendosi ogni anno anche con i mezzi che la società dei consumi ci passa.

Dal 1990, in occasione di una esposizione di presepi fatta a Forlì nella rocca Ravaldino appena restaurata, ho avuto modo di esporre una trentina di piccoli presepi di nuova concezione e per niente tradizionali. Forte dell’apprezzamento avuto in quella occasione ho continuato nel tempo producendo ogni anno una serie di medi e piccolissimi pezzi che, esposti durante il periodo natalizio, mi hanno sempre dato la possibilità di fare della beneficenza a famiglie bisognose.

 

 

LE MIE CARTOLINE
Cartolina di auguri "CANA".
Cartolina di auguri "CONCHIGLIE".
Cartolina di auguri "GERICO".
Cartolina di auguri "MASADA".
Cartolina di auguri "ROCA VECCHIA".
Cartolina di auguri "TIBERIADE".
 
PRESEPI DI PICCOLE DIMENSIONI